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Cottage Garden… senza giri di parole

Pianta la pianta, spianta la pianta, sopra la panca la pianta pianta, sotto la panca la pianta spianta, dopo una pinta la pianta ripianta, con una spinta rispianta la pianta… senza giri di parole, Cottage Garden è un gioco che mi ha annoiato. L’ho giocato qualche volta e l’impressione non è cambiata.

Cottage Garden (Rosenberg, 2016) è un gioco che ho trovato piatto e monotono. Premesso che non amo particolarmente effettuare paragoni tra giochi differenti, questa volta il confronto con Patchwork è inevitabile… e quest’ultimo, a mio avviso, ne esce vincitore senza troppa fatica.

cottage garden

Il gioco è molto semplice: prendi una tessera, pianta una tessera, prendi una tessera, pianta una tessera…e così via finché l’aiuola non è completa. Quando l’aiuola è completa allora svuoti l’aiuola, segni i punti (in base ai vasi presenti nell’aiuola) e ricominci. Per duplicare il divertimento abbiamo a disposizione ben due aiuole da coltivare simultaneamente veramente troppo divertentissimo! Il tocco di classe finale è rappresentato dai gettoni “gatto” e “vaso” dei quali tralascio, volutamente, di descrivere nel dettaglio il funzionamento: vi basti sapere che sono dei “tappa buchi”, utili per completare le aiuole.

Non mi addentro in una disamina minuziosa del titolo e mi fermo ad alcune considerazioni superficiali:

  • carinissima e inutile la carriola 3D da montare,
  • carinissime le tessere con i fiorellini (e altri delicati dettagli),
  • adorabili i gettoni con i gattini,
  • belle le tessere con i fiorellini.. ah, no… l’ho già detto…

Il resto del gioco non mi dice molto. Il sistema di punteggio è banale, quasi “freddo”, e non incentiva l’utilizzo di particolari strategie di gioco. L’unico punto che richiede attenzione è la gestione della “fase finale” quando le aiuole incomplete provocano, per alcuni turni, una perdita di punti. Sarà anche un gioco “tattico”, come sostiene qualcuno, ma io l’ho trovato “tatticamente noioso”.

Perché noioso (per me)? perché il gioco non evolve e si ripete con dinamiche inalterate per un numero (eccessivo) di turni, obbligando a compiere sempre la stessa sequenza di azioni ed automatismi. Personalmente non ho mai percepito la sensazione di stare “sviluppando” qualcosa di nuovo, di creativo e duraturo; a fine partita non c’è nulla da ammirare, con bucolico onanismo, dimostrando che l’erba del vicino sarà anche più verde ma la nostra aiuola è in fullHD. Questa dimensione, a mio avviso, manca del tutto: ciò che rimane sono sei anonimi e tristi cubetti che rappresentano il punteggio finale (anche se  noi abbiamo rasato il pratino).

Tutto qui. Per i miei gusti il gioco è appena sotto la sufficienza, tuttavia potrebbe essere un buon titolo introduttivo per gruppi misti (per età oppure esperienza ludica). Prima dell’acquisto, fatevi una partita di prova.

PS: peccato che Uwe non abbia pensato ad una espansione di Patchwork, magari capace di estendere il gioco base e di portarlo fino a quattro giocatori.

Cottage Garden

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