Legacy

[Pandemic Legacy] Febbraio s01e02

Attenzione SPOILER! Se non hai ancora giocato il mese di febbraio, non continuare a leggere perché ti rovineresti la Game Experience. Se hai già affrontato la missione, forse ti interesserà sapere che cosa è successo a noi. Decidi tu, io ti ho avvisato.

Episodi precedenti:

[PANDEMIC LEGACY] Gennaio s01e01

Atlanta, quattro febbraio 2016,ore 2.45 am. La ricercatrice Nicole Do viene svegliata dalla Cavalcata delle Valchirie. Si era ripromessa di cambiare la suoneria del telefono ma non ha ancora fatto in tempo. “Nicole”, scandisce la voce roca, “il virus è mutato nuovamente”. “Prof, Ne sei sicura?”. “Sì, questo è qualcosa di nuovo.. più letale”. Nicole scende dal letto e si dirige nello studio, “Quanto è grave la situazione?”. Prima di rispondere, Prof controlla gli ultimi tabulati:”Siamo fottuti. Non può essere curato e non può essere arginato!”. “Ok, mezz’ora  e sono lì. Tu allerta Jack, a Kolkata, e Matt. Io chiamo una collega specialista in quarantena che è già sul campo a San Paolo”. “Va bene Nicole, briefing alle 3.15 qui nel mio studio.”

Il Prof è molto preoccupata, sa che questa variante, la C0dA-403b, dal Sud America potrebbe arrivare a devastare Los Angeles e Miami, per non parlare del rischio di perdere tutta l’Africa Subsahariana. Questa volta non potrà partecipare alla missione, la sua presenza è necessaria nei laboratori del CDC, ad Atlanta. Nicole ha avuto un’ottima idea a contattare Clara Tina: è la migliore specialista in quarantena ed è già nell’occhio del ciclone. Lei e Nicole lavorano insieme da anni e  sono iperefficienti nel condividere i risultati delle ricerche, anche a distanza. Il Prof sa che dovrà parlare della propria assenza anche con Matt, il medico della squadra: senza di lei sarà più difficile trovare una cura.

“Vi manderò istruzioni precise su come attivare una Zona di Quarantena. Seguite il protocollo e non avrete problemi”, dalla voce di Clara non traspare alcuna insicurezza, “anche perché è l’unico modo per non perdere un terzo della popolazione mondiale”. “Anche la situazione in Asia non è delle più tranquille”, aggiunge Jack, “abbiamo alcuni focolai che si stanno diffondendo e che devono essere arginati. Viste le nostre conoscenze attuali, potremmo provare a trovare una cura per Medio Oriente e India”. “Buona idea Jack! finisco alcune operazioni qui nel Nord America e poi potresti spostarmi, insieme a Nicole, da te a Kolkata”, suggerisce Matt. “Mi dispiace Matt, ma dovrai arrangiarti con i voli interni del CDC”, Jack non ammette repliche, “un informatore mi ha parlato di qualcuno immune a Riyadh. Andrò lì e organizzerò il trasferimento di Nicole, poi decideremo come pianificare il resto”. Anche Tina sa che dovrà muoversi velocemente: “Nel frattempo io cercherò di limitare la diffusione del virus in Cile, Perù e Argentina. Purtroppo la NFZ mi creerà qualche problema”.

Il livello di contaminazione aumenta più velocemente del previsto. Nel giro di quattro giorni scoppia un nuovo focolaio in Europa: le città già infette sono delle potenziali bombe ad orologeria; c’è quasi il 30% di probabilità che si verifichi un outbreak. Matt decide di sfruttare i finanziamenti governativi per costruire un nuovo centro di ricerca al Cairo, poi cerca di arginare la diffusione del virus in Inghilterra e Germania. Nonostante alcuni tremendi colpi di sfiga, grazie al lavoro di Clara e Nicole  il Black Virus viene curato e debellato.

Durante il webmeeting di aggiornamento Jack è pragmatico: “Non c’è tempo di festeggiare, l’Asia è in pericolo”; verifica gli ultimi  dati: “Siamo consapevoli di non poter arginare contemporaneamente Bangkok, Giacarta e Pechino. Scegliamo pragmaticamente il ‘male minore’: Pechino ha il minor potenziale di diffusione e può essere trascurato”. Tina sa che non possono continuare con questa strategia: “Hai ragione Jack, ma dobbiamo cambiare approccio. Da sola non farò mai in tempo a trovare anche le altre due cure. Già adesso sto sprecando informazioni preziose perché non riesco a processarle. Devo anche risparmiare tempo per attivare delle zone di quarantena preventiva dove non riusciamo ad arrivare”. “E con l’attuale livello di contaminazione rischiamo di perdere tre città ogni notte”, aggiunge Matt. Il medico improvvisamente ha un’idea, “Ok, io mi occupo dell’Europa prima di perdere Madrid ed Essen”. “Ho appena ricevuto un aggiornamento da Atlanta”,  si intromette Nicole, “questa notte dovrebbe essere tranquilla, approfittiamone per riposare un po’. Prossimo aggiornamento domani ore 6.30 GMT”.

“Questa notte ho rivisto i parametri dello scenario attuale”, Jack appare preoccupato, “Dobbiamo riuscire a completare la missione in tre giorni a partire da oggi, un giorno in più e siamo fottuti. Nicole, pensi di riuscire a trasmettere le ultime informazioni che hai ricevuto?”. “Sì, posso farcela. Ok, ragazzi.. andiamo col Rock’N’Roll!

Scoppia un focolaio a Pechino, che diventa instabile, ma la diffusione rimane limitata. Il giorno seguente è il turno di Giacarta, dove scoppia una rivolta; fortunatamente la quarantena preventiva di Bangkok evita che il virus si diffonda ulteriormente. Il secondo giorno Matt trova la cura per il Blue Virus. “Abbiamo lavorato bene e le previsioni di Matt per questa notte sono buone: nel 66,66% dei casi sappiamo che i virus si diffonderanno in aree non critiche”, Nicole sembra speranzosa, “l’allerta rimane comunque alta perché abbiamo due città, infettate dal C0dA-403b, che non possiamo comunque proteggere”. Clara è più preoccupata: “Il C0dA-403b ha quasi raggiunto la diffusione massima prevista dall’obiettivo della missione: rischiamo di fallire.  Se sopravviviamo a questa notte, domani userò il laboratorio del Cairo per l’ultima cura”.

“Cazzo, era solo un misero 33,34%”, Jack prende a calci il cestino della spazzatura. “Lascia perdere, la missione è comunque riuscita”. “Questo l’ho capito anch’io Matt! ma abbiamo perso Buenos Aires e San Paolo! raggiungere il Sud America sarà quasi impossibile anche con il nuovo pilota! …porca puttana, a San Paolo la rivolta ha devastato anche il Centro di Ricerca.. a proposito, c’è qualche aggiornamento?”.  Nicole entra con dei fogli, “Sì, mi dicono che il personale è stato messo in salvo, non abbiamo avuto perdite. Ci confermano anche che il Centro al Cairo diventerà una struttura permanente”.  Clara si alza e prende la giacca: “Per un po’ l’umanità dovrà fare a meno di me. Ragazzi, non so voi.. io ho bisogno di una birra ghiacciata. E di una doccia”.

February_06__2016_at_0113PM

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