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[played4me] Industrial Waste, la terra dei fuochi.

Era l’agosto del 2009 quando, di “sponda” tramite la Tana, ricevetti questo messaggio:

My name is A.P. and I’m a Belgian player living currently in Slovenia. About two years ago, I’ve started a boardgames club in Ljubljana and it’s fun. However, I will soon move to Italy for professional reasons and come to live in the area of Varese with my wife in about a month.
I don’t know anyone in the region but I’m very open and I’d really like to continue playing games. Do you know any player or any club in the area ? (unfortunately, my wife hates boardgames)
Thanks for your answer !
A.

In quel periodo ci trovavamo spesso a giocare a casa mia: la decisione di costituire un’associazione ludica sarebbe arrivata quattro anni dopo. Contattai gli altri sodali ludici e insieme decidemmo di aggiungere un posto a tavola: dove si giocava in sei si poteva giocare anche in sette. 

Lo Straniero si rivelò immediatamente un ottimo acquisto: sterminatore di cinghiali tedeschi, PDA quasi trascurabile, gran bevitore di birra, grandissimo fair play, umorismo un po’ british, e una ludoteca “cesellata” in anni di acquisti ultraponderati. Grazie a lui alzammo tutti quanti l’asticella del nostro orizzonte ludico. 

Uno dei giochi che mi fece conoscere fu Industrial Waste, gioco che riuscii a trovare un paio di anni fa ad Essen. Metto subito le mani avanti: il gioco mi piace ma faccio fatica ad essere oggettivo. Spesso l’esperienza di gioco è intrinsecamente connessa agli amici con i quali si gioca e alle relazioni costruite al tavolo da gioco.

Industrial Waste (Jurgem Strohm, 2001) è un gioco non “freschissimo” tuttavia, nonostante i suoi quindici anni, presenta alcune scelte di design ancora interessantiÈ un titolo “veloce” (si spiega in 10 minuti, le regole sono lineari e senza eccezioni, una partita dura mediamente meno di 90 minuti) che offre una buona profondità di gioco.

I giocatori agiscono tramite alcune carte, generalmente tre, acquisite gratuitamente  all’inizio di ogni round e giocate, una alla volta, in ordine di turno. Le carte permettono di eseguire le azioni base: effettuare dei miglioramenti tecnologici, smaltire rifiuti, acquisire materie prime, produrre, far crescere il valore della società e modificare il numero di dipendenti. All’inizio di ogni round viene creato, casualmente, un numero di mazzetti pari al numero di giocatori più uno (cinque mazzetti in quattro giocatori); ogni mazzetto contiene tre carte azioni differenti .In ordine di turno ogni giocatore sceglie un mazzetto e prende le tre carte che lo compongono: sono le azioni che potrà svolgere nel round.

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Ogni giocatore inizia con la propria fabbrichetta, rappresentata da tre indicatori tecnologici e da due indicatori di business. I parametri tecnologici sono legati alla produzione: quanti dipendenti e materie prime servono per effettuare una produzione, e la quantità di rifiuti prodotti. Durante il gioco è possibile investire (azioni e denaro) per aumentare l’efficienza del processo produttivo migliorando gli indicatori tecnologici (dal valore 5 al valore 1).

I parametri di business rappresentano il valore della società (ovvero quanto incasso per ogni produzione) e il numero di dipendenti; alcune carte azione permettono di modificare questi parametri. Migliorare il valore della società è anche l’unico mezzo per far finire la partita. Produrre permette di incassare soldi (risorse) da utilizzare per acquistare gli sviluppi tecnologici, le materie prime e per pagare gli stipendi (operazione automatica di fine round). La produzione ha, tuttavia, lo “spiacevole effetto collaterale” di creare rifiuti industriali, scomodi rifiuti che vengono immagazzinati nella locale “terra dei fuochi”.

Accumulare in modo sconsiderato rifiuti rischia di essere molto penalizzante, per due motivi. Il primo è che senza spazio per sotterrare i rifiuti non è possibile produrre; il secondo motivo è che durante la visita ispettiva annuale (a sorpresa) viene valutato il livello di rischio (verde, giallo, rosso) dei rifiuti accumulati con conseguente multa e perdita di valore della società, a meno di non disporre dell’apposita “bustarella” per oliare i funzionari. Ovviamente esistono due azioni che permettono di controllare il livello dei rifiuti, smaltendone una piccola parte.

Infine c’è l’azione che permette l’approvvigionamento di materie prime. Chi è di turno, e la gioca, mette all’asta un lotto di materie prime; in senso orario ogni giocatore può fare un’unica offerta (al rialzo sulla precedente), infine il giocatore di turno decide se accettare l’offerta, e incassare i soldi, oppure se tenere le materie prime, pagandole alla banca.

Ci sono poi alcune opzioni aggiuntive che permettono di rifinire la strategia: la possibilità di tenere una carta per il round successivo, la possibilità di prendere in prestito dei soldi tramite le carte finanziamento, la presenza di carte bonus che duplicano l’effetto delle altre azioni, ecc.

Il punteggio finale è calcolato molto semplicemente, basta sommare: i punti dei tre indicatori tecnologici (valore 1/3/6/10/15), il livello di sviluppo (variabile da 14 a 20), la metà dei soldi rimanenti e il malus dei prestiti (non restituiti).

Se vi capita l’occasione, fateci una partita: anche se molto probabilmente non entrerà nella vostra ludoteca, avrete un ulteriore “termine di paragone” per valutare i titoli più recenti.

PS: Un’ultima avvertenza. Il gioco presenta un “fattore casualità”, legato alla meccanica di selezione delle azioni disponibili, che  non è trascurabile; c’è il rischio, nel breve periodo, di non riuscire a programmare esattamente le azioni desiderate: ovviamente il rischio va valutato e gestito. Se mi trovo in una situazione di stallo perché “ho assolutamente bisogno di quell’azione specifica e porcapupazza non riesco ad ottenerla”, non è il gioco ad essere buggato ma sono io ad essermi infilato in un cul-de-sac, per aver ingessato troppo la mia strategia. 

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