ecco perché mi piace

Glen More …ecco perché mi piace

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Sull’isola di Skye c’è una cantina che custodisce una botte che riposa lì da più di trent’anni. La vidi durante un leggendario viaggio in Scozia, effettuato qualche anno fa insieme a cinque amici. Tornato a casa, cercai un gioco che fosse ambientato in quelle terre. Ovviamente lo acquistai “al buio”. Si trattò di un’ottima scelta, perchè Glen More è un po’ come il Talisker: più invecchia e più è buono. 

Glen More (Matthias Cramer, 2010) è un gioco da avere assolutamente. ; magari lasciate da parte l’ultimo-gioco-meraviglioso-iperpompato, che tanto tra sei mesi non si cagherà ricorderà più nessuno, e valutate questo titolo, dal retrogusto torbato, invecchiato 7 anni.

Anche questo titolo rientra nella famiglia dei “giochi di qualità”, ovvero di quei giochi che, come ho già accennato parlando di “decrescita ludica”, dovrebbero costituire le fondamenta di una solida ludoteca. Esteticamente si presenta un po’ maluccio: scatola verde smorto con Shaun the sheep e pastore scozzese in copertina, tesserine che virano al marrone diarrea, materiali un po’ leggerini, simboli e icone semplici da imparare ma microscopici. Un gioco spartano nella forma, ateniese nella sostanza, 100% scozzese.

Lo scopo è quello di guadagnare punti prestigio (vittoria) sviluppando, a partire dal villaggio iniziale, il territorio del proprio clan. Il gioco è molto semplice e sfrutta un’innovativa meccanica di “acquisizione&piazzamento tessere“.

La meccanica di acquisizione delle tessere è molto semplice: l’ultimo giocatore sul tracciato (circolare) avanza fino alla tessera desiderata, la prende dalla plancia e la piazza nel proprio territorio. In questo modo il valore (stimato/soggettivo)  delle tessere viene autobilanciato dai giocatori: il “trade off” è tra l’avanzare molto per accaparrarsi una determinata tessera, e il prendere una tessera “vicina” per giocare più turni (ricordate che l’ordine di turno è variabile e gioca sempre il giocatore con la pedina più indietro). Un ulteriore fattore di “bilanciamento” penalizza, a fine gioco, i clan con troppe tessere rispetto al clan che ne ha meno.

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Le tessere rappresentano edifici (di produzione e di trasformazione), luoghi comuni (villaggi) e luoghi speciali (castelli, laghi, abazie, ecc); alcune tessere hanno un costo di acquisto (da una a tre risorse) mentre altre sono gratuite. Le risorse sono anche ottenibili tramite il mercato (azione gratuita e ripetibile) che permette di  determinarne automaticamente il prezzo tramite una semplice relazione domanda-offerta.

Il piazzamento della tessera acquisita è soggetto a due “vincoli”. Il primo, più stringente, è che una tessera  può essere piazzata esclusivamente adiacente ad un membro del proprio clan; il secondo vincolo, non sempre presente, è rappresentato da alcuni elementi (un fiume oppure una strada)  che obbligano a prolungare quelli già presenti.

Dopo aver piazzato una tessera, essa si “attiva” insieme a tutte le tessere adiacenti. L’attivazione comporta la produzione/trasformazione di risorse, lo spostamento dei membri del clan, ecc. Più il gioco progredisce e più aumenta il numero di tessere attivabili ad ogni turno: se la partita è stata impostata bene, si possono ottenere combo cattivissime.

I punti vittoria si ottengono tramite alcune tessere (attivazione / fine gioco) e tramite tre fasi di punteggio, nella quali ogni giocatore confronta il risultato ottenuto in tre aree (numero di barili di wisky, di tessere speciali e di influenza nel parlamento) con quello del giocatore più indietro nella singola area.  Le tessere sono divise in tre gruppi che determinano, esaurendosi, sia l’attivazione delle fasi di punteggio, sia la fine della partita.

That’s all. Il gioco si spiega in dieci minuti, nulla di complicato. I giocatori più esperti, tuttavia,  avranno già intuito la complessità di alcune delle dinamiche sottese da meccaniche così semplici.

Come la maggior parte dei giochi interessanti usciti “pre-esplosione ludica”, questo gioco non è mai arrivato in Italia. Io mi sono procurato la versione in tedesco, edita da Ravensburger, ma dovrebbe esisterne anche una inglese della Rio Grande (qui potete trovare il regolamento in inglese); il gioco è quasi indipendente dalla lingua, tranne che per alcune tessere che hanno del testo: comunque su BGG e la Tana si trova materiale in inglese e italiano. Non conosco le politiche editoriali di Ravensburger ma è un vero peccato che non venga ristampato.

Se vi capitasse l’occasione di farci una partita, non sprecatela.

Per chi fosse interessato, è disponibile anche su Amazon.

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