ecco perché mi piace · played4you

Clans of Caledonia, tanta roba sotto il kilt

Con i kickstarter è facile farsi prendere la mano e cadere nella trappola del “pledge selvaggio”. Se non si fa attenzione, il rischio di prendere qualche “sola” è molto alto. Non mi riferisco al fatto che poi il gioco non arrivi, HQ25 a parte, bensì alla possibilità di pre-acquistare (perché questa è la sostanza) un gioco che poi, alla prova su tavolo, si riveli mediocre e di scarsa qualità. Fortunatamente non è questo il caso di Clans of Caledonia.

Clans of Caledonia (Juma Al-JouJou, 2017) è un gioco che mi sta offrendo grandi soddisfazioni. Tralascio la parte legata all’ambientazione, ovvero il passaggio dalla Scozia agricola a quella industriale, e passo direttamente al motore di gioco.

Una partita dura cinque round, ognuno dei quali ha una struttura classica: un’azione a turno finché tutti i giocatori passano, una fase di produzione e trasformazione risorse, e una fase di punteggio di fine round. Le risorse utilizzate sono sei: tre risorse base (grano, lana e latte) e tre risorse lavorate (formaggio, whisky e pane) a queste si aggiunge il denaro. Le risorse possono essere acquistate e vendute nel mercato locale oppure esportate ed utilizzate per soddisfare dei contratti. Risorse e contratti (export) forniscono punti sia durante il gioco, sia a fine partita. Si gioca su una mappa esagonale (modulare) che comprende montagne, foreste, pianure e laghi.

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Anche le azioni disponibili sfruttano delle meccaniche solide e ben rodate; vediamole più in dettaglio.

  1. Utilizzare il mercato permette di acquistare oppure vendere risorse, modificandone il valore; assumere mercanti dà la possibilità di commerciare un maggior numero di risorse;
  2. Prendere un contratto di export permette di opzionarlo per poi completarlo in un secondo momento (anche questa è un’azione) scartando le risorse indicate;
  3. Sviluppare la navigazione permette di collegare i propri insediamenti attraverso fiumi e laghi;
  4.  Migliorare la tecnologia aumenta la rendita, in denaro, di boscaioli e minatori;
  5. Espandere la propria rete produttiva permette, pagando denaro, di posizionare sulla mappa di gioco nuove unità capaci di produrre risorse: pecore per la lana, bovini per il latte, campi di cereali, caseifici per trasformare il latte in formaggio, panifici e distillerie per ottenere, rispettivamente, pane e whisky dai cereali, e boscaioli e minatori per ottenere denaro.

Nella fase di produzione ogni giocatore, in relazione ai propri impianti costruiti, produce e trasforma le risorse. Anche in questo caso, la scelta utilizzata per gestire la fase è molto semplice ed intuitiva: ogni spazio vuoto sulla propria plancia personale corrisponde a delle rendite.

ClansOfCaledonia

Questo, brevemente, come quadro complessivo. Ci sono poi alcuni dettagli che ho volutamente tralasciato: ogni clan ha delle abilità speciali (asimmetriche) che spingono a valorizzare alcune scelte strategiche; espandere i propri insediamenti “a contatto” di quelli avversari porta alcuni benefici (possibilità di acquistare al mercato con prezzi scontati), ecc.

Ho trovato molto interessante il sistema di punteggio variabile basato sui contratti: la quantità relativa dei prodotti stranieri (cotone, canna da zucchero e tabacco) importati nel mercato nazionale ne determina il valore (in termini di punti vittoria) a fine partita.

Personalmente ho trovato Clans Of Caledonia un bel titolo: i materiali sono buoni, le meccaniche solide, il tempo di gioco contenuto, il regolamento scritto bene, ed è facile da spiegare… forse sul “facile da piegare” non posso essere molto oggettivo: avendo “macinato” molti regolamenti, e giocando con sodali ludici abbastanza navigati, potrei sottostimare la reale complessità per chi si approccia, per la prima volta, a questa tipologia di giochi. Comunque, come dicevo, il regolamento è oggettivamente molto chiaro ed esaustivo.

Credo che, per i giocatori più esperti, questo sia un gioco che possa essere considerato “rassicurante” perché richiama, vagamente, altri titoli. Su questo punto vorrei spendere ancora due parole.

Senza scomodare le euristiche cognitive, molti giocatori (me incluso) tendono a valutare/approcciare i giochi tramite dei bias ludici che semplificano l’apprendimento (e la spiegazione) delle meccaniche base. Mentre spiegavo le regole di Clans of Caledonia, per semplificarmi la vita, ho introdotto alcuni paragoni: “Ok, il mercato funziona un po’ come in Navegador… i contratti di export sono un po’ simili a quelli di Marco Polo… se sviluppi adiacente ad un altro giocatore hai dei bonus, un po’ come in Terra Mystica… anche la navigazione è simile, ecc“. Il problema sta proprio in quel “è un po’ come” che va benissimo per spiegare il gioco, ma è completamente inutile (e forse dannoso) nel valutarlo.

Il mercato di Navegador è tutta un’altra storia perché ogni prodotto ha una rendita complementare al proprio impianto di produzione; in aggiunta, il meccanismo della rotella obbliga a valutare, in termini differenziali, l’opportunità di scegliere proprio quella azione. Identicamente, in Terra Mystica costruire adiacente ad un altro giocatore ha sì l’effetto di portare ad una riduzione del costo dell’emporio, ma permette all’avversario di spendere punti per “girare il potere”. In Marco Polo i contratti non hanno un valore di punti vittoria variabile nel tempo e dipendente dai contratti degli altri giocatori. Sono giusto tre esempi, forse banali, che vogliono suggerire di prestare attenzione alle semplificazioni che adottiamo nella valutazione dei giochi.

Concludendo, dopo le prime partite posso dirmi molto soddisfatto dell’acquisto. Credo che le occasioni per intavolare il gioco non mancheranno e penso che prenderà meno polvere di altri titoli “simili”: non è complicato ed è abbastanza complesso da essere sfidante.

 

ClansOfCaledonia

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