ecco perché mi piace · played4you

London, baby George e i poracci

London – 2a Edizione

Dopo aver parlato di Byzantium, oggi ho voglia di parlare un po’ di London (Martin Wallace, 2017). In particolare prenderò in considerazione la seconda edizione perchè il colore si integra perfettamente con quello della mia Brompton… e perchè mi piace leggermente più della prima (del 2010). In realtà i giochi sono praticamente identici.

London

Anche in questo caso, il buon Wallace butta lì due meccaniche semplicissime e poi ci costruisce un gioco attorno tutt’altro che banale. Lo immagino mentre fa colazione sulla spiaggia e pensa: “perché non fare un gioco dove posso scegliere se creare pochi mazzetti di tante carte oppure tanti mazzetti di poche carte… poi ci metto la possibilità di attivare i mazzetti per ottenere banus, ma solo la prima carta… e poi dei malus che vengono forniti, dopo l’attivazione, in base al numero di mazzetti totali che ho in gioco…”

Qualche meccanica

La meccanica principale di London è proprio quella che ho appena descritto: ottenere punti vittoria (PV) tramite lo sviluppo di una parte di città, ovvero creando dei quartieri (mazzetti di carte) e attivandoli.  Tralasciando il discorso dei distretti, le azioni disponibili sono tre:

  1. Sviluppare la città, giocando carte nei propri quartieri (in cima ai mazzetti presenti oppure iniziandone di nuovi);
  2. Attivare la città, ricevendo i benefici delle carte in cima ai mazzetti dei quartieri (e generando povertà);
  3. Pescare carte, che si aggiungono alla propria mano.

I punti vittoria si ottengono sia giocando carte nei propri mazzetti, sia attivandone le carte. Anche in questo caso, ciò che fa la differenza tra un gioco medio/banale e un bel gioco sono i piccoli dettagli: per giocare carte occorre pagare risorse (carte e monete), attivare la città genera potenziali malus (la povertà).

“Scartare carte per giocare carte” obbliga a valutare con attenzione l’impatto di ogni carta, anche perchè le carte scartate finiscono in un’area comune dalla quale tutti i giocatori possono pescare. I poveri, invece, non piacciono a nessuno ed accumulare più povertà degli altri si trasforma in un pesante malus a fine partita. La povertà viene generata attivando la città (+1 per ogni quartiere (mazzetto), +1 per ogni carta in mano, +1 per ogni debito non ancora ripagato) e viene valutata, a fine partita, in modo differenziale rispetto al giocatore che ne ha di meno.

London

Ed eccoci tornati a Wallace che fa colazione sulla spiaggia della Nuova Zelanda. Che cosa conviene fare? allargare la città per ottenere più benefici con una singola attivazione oppure mantenere i quartieri limitati per generare pochi poveri? Identicamente attivare la città con molte carte in mano può far esplodere la povertà.

E io rosico…

E io rosico perchè non riesco a vincere a London. C’è sempre qualcosa che mi fa andare “fuori tempo”: o “vado lungo” e mi manca giusto un’ultima attivazione per fare entrare la supermegacombo, oppure “sono corto” e attivo la città troppo presto finendo per incartarmi  e non poter giocare quelle bellissime carte che ho tenuto in mano… Questo aspetto mi piace molto e rende benissimo l’idea del “io non perdo mai: o vinco oppure imparo”.

Nonostante le grandi mazzate che prendo tutte le volte, mi piace giocare a London soprattutto per tentare di “domare” il gioco, migliorandomi. Ovviamente, come al solito, ho tralasciato qualche particolare per non togliervi il gusto di leggere una decina di pagine di regolamento (lo trovate su BGG).

London

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