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[played4you] Pandemic, 50 sfumature di Legacy

Ieri sera è stata la mia prima volta. Eravamo in quattro, ma l’abbiamo fatto prendendo le appropriate precauzioni. Siamo partiti carichi, eccitati per la nuova esperienza; sapevamo che non avremmo più potuto rivivere quel momento, così come non è possibile rivivere la “prima volta”, la prima partita ad un gioco da tavolo “moderno” apparecchiato in età adulta.

Settimana scorsa l’avevamo provato senza aprire la porta della stanza dei giochi: dopo un anno passato con i german, avevamo bisogno di riscoprire i suoi ritmi e di sincronizzare i nostri. Avevamo “vinto facile” e questo ci ha fatto abbassare la guardia.

Iniziamo scegliendo il nostro personaggio. Il primo brivido è provocato dal dover tatuare a penna il nome del nostro eroe sulla carta corrispondente: per ogni partita futura (e finché la loro morte non li separi da noi) in questo universo pandemico Jack B. sarà il coordinatore, Nicole Do la ricercatrice, il Prof la scienziata e Matt Kane il medico. Un lungo sospiro, un sorso di birra e si comincia ad infettare le città. La tensione aumenta rapidamente, i mediatori sinaptici si esauriscono più velocemente della birra e i neuroni si caricano di acido lattico. Ogni decisione è sofferta, ogni scelta irreversibile.

Scoppiano i primi focali e il panico dilaga: in poco tempo il Centro America diventa instabile. Jack é a Città del Messico quando scoppia la rivolta, il trauma gli impedisce di riuscire a dormire: l’insonnia riduce il limite delle carte della sua mano. La situazione si aggrava ulteriormente e viene strappata la prima carta; poco dopo una serie di reazioni a catena coinvolgono Miami, Bogotà e Lima. Ormai la missione è fallita, non resta che tornare al CDC per ritentare l’operazione prima della fine del mese di gennaio.

Questa volta ci vengono incrementati i finanziamenti e possiamo anche contare sul centro di ricerca aggiuntivo che è rimasto a Kolkata. Grazie all’esperienza accumulata, Matt riesce a prevedere dove si diffonderà la contaminazione: potrebbe essere un vantaggio significativo. La missione procede lentamente, centelliniamo ogni finanziamento e spremiamo ogni neurone. Decidiamo di investire in un centro di ricerca a San Paolo: può essere un utile punto di accesso in caso di NFZ sul Sud America. Nicole lavora senza sosta con Il Prof per condividere conoscenze utili cercando, nel contempo, di arginare le malattie. Valutiamo i rischi e decidiamo che l’instabilità di Mumbai e Giacarta è “il male minore” ed è accettabile: ci manca soltanto una cura ma possiamo farcela in 15 azioni, quattro turni, uno a testa; e con l’azione che rimane, la sedicesima,  ci facciamo una cerveza a San Paolo.

Jack, Nicole e Matt agiscono in maniera perfetta, tutto fila liscio: solo una notte ci separa dalla vittoria, bastano tre semplici azioni. Poi succede l’inevitabile. Il livello attuale di contaminazione non permette a Matt di prevedere la terza città contaminata. Si scatena l’inferno e perdiamo il Sud America, con Bogotà ad un passo dal collasso. Nicole e Jack vengono prelevati da un team speciale e riportati ad Atlanta, due nuove cicatrici segnano la loro storia: la ricercatrice sarà tormentata da terribili incubi mentre Jack sarà eccessivamente cauto nello scoprire eventuali cure. Decidiamo che Jack è ora un veterano e che in futuro non potrà subire ulteriori danni. [continua a febbraio…]

Una volta aperta, difficilmente la stanza dei giochi potrà essere richiusa. Molti giocatori dicono di essere sconvolti dall’idea di dover usare violenza contro un indifeso gioco da tavolo, di dover strappare carte, scrivere in modo indelebile oppure incollare adesivi permanenti, tuttavia in questo caso è il gioco stesso a richiedere il bondage, a richiedere che il giocatore faccia tu-sai-cosa. Ogni adesivo, ogni cicatrice, ogni azione normalmente inconcepibile sarà richiesta ed invocata dal gioco stesso. Se non riuscirete a fare questo passo, non disperate: anche nel vostro gruppo ci sarà sicuramente il giocatore grigio che, dopo anni di  consuetudini educazionali e di limitazioni socio-morali, finalmente potrà sedersi al tavolo da gioco senza alcuna maschera.

“Firstly, I don’t play boardgames, I play legacy… hard”

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