ecco perché mi piace

Carson City …ecco perché mi piace.

 

ImpenitentMeepleAward

I lettori più attenti ricorderanno, come ho raccontato recentemente, che nel 2009 si aggiunse al gruppo dei sodali ludici anche “lo straniero”. Originario di Namur (dove producono l’ottima Blanche) egli era di passaggio in Italia per motivi di studio e di lavoro. A fine estate 2010, rientrato dalle ferie estive passate in Belgio, il buon A.P. si presentò con un gioco nuovo: “L’ha fatto Georges Xavier, un membro del mio vecchio Club di Boardgames”. Mi sembrò subito un nome conosciuto, poi mi accorsi che stavo pensando agli X-Men. In qualsiasi caso, quelli erano i bei tempi della “fame ludica”, tempi in cui “saltavamo i fossi per la lunga” ed eravamo pronti a buttarci su qualsiasi titolo ci proponessero senza che nessuno chiedesse: “..ma quando dura?”. (n.d.a. Se vi propongo un gioco, fatemi contento e non ponetemi questa come prima domanda). Fu così che incontrai per la prima volta Carson City. 

Carson City (Georges Xavier, 2009) è un gioco strategico che ha tutti gli ingredienti per piacermi. C’è la scelta, ad inizio round, di un ruolo di supporto con effetti multipli (ordine di turno, abilità speciale, limite di risorse a fine turno); c’è l’evoluzione/sviluppo di una città gestita con regole semplici; c’è un sistema di punteggio che permette di raggiungere la vittoria in modi differenti; infine, gira con un motore di “piazzamento cowboy” a due tempi ad alta interazione diretta.

Abbiamo le classiche due fasi di gioco, fase piazzamento lavoratori e fase di risoluzione delle azioni, rivisitate in “salsa western”: è possibile scegliere (piazzare) lo spazio azione già scelto da un altro giocatore. Questo implica necessariamente una meccanica di risoluzione dei conflitti: il duello. Quando due (o più) giocatori competono per la medesima azione,  essi dovranno confrontare la propria “potenza di fuoco”: soltanto il vincitore del duello potrà compiere l’azione contesa. La potenza di fuoco dipende dal numero di cowboy ancora disponibili nella proprio riserva e dal numero di “pistole” possedute (sia permanenti che temporanee). Le azioni sono semplici e “coerenti” con le meccaniche: incrementare la potenza di fuoco, ottenere strade, acquistare terreni, costruire edifici, ricevere rendite speciali oppure punti vittoria, rubare le rendite degli edifici avversari e difendere i propri.

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In realtà, come avrete intuito, la dimensione predominante è quella tattica (piuttosto che quella strategica): in quattro turni si deve cercare di estrarre più punti possibili dallo sviluppo del selvaggio West. Lo sviluppo di Carson City parte dal centro città e si espande attraverso l’acquisto di nuovi terreni e la costruzione di particolari edifici: banche, empori, prigioni, chiese, alberghi e abitazioni, per i nuovi coloni. Mentre gli edifici cittadini richiedono la presenza di strade di collegamento, miniere e ranch possono essere costruiti in zone montuose o nelle grandi pianure. Gli edifici forniscono una rendita che varia in base al tipo (e dal numero) di altri edifici che li circondano.

I punti vittoria si guadagnano principalmente tramite l’attivazione di azioni dedicate che riguardano: il numero di terreni posseduti, la potenza di fuoco, il numero di edifici oppure la conversione di denaro. Questa meccanica, unita al sistema dei duelli, fa emergere una dinamica di gioco complessa, e potenzialmente “esplosiva”, che mantiene  alta la tensione e sempre viva l’attenzione dei giocatori.

Se amate i giochi con “piazzamento lavoratori” e ne avete l’occasione, non lasciatevi scappare una partita a Carson City. L’esperienza di gioco è molto particolare e non a tutti potrebbe piacere questa forma di interazione diretta, tuttavia è stata integrata nel gioco in modo molto interessante.

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.”

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2 thoughts on “Carson City …ecco perché mi piace.

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