my2cents · played4you

UNLOCK! solo per geni! il 95,99% fallisce nel dare la risposta esatta.

Ogni tanto, nell’internette,  si incappa in qualche quiz/indovinello pseudologicomatematico “Per soli Geni!”, uno di quelli dove “fallisce il 9x,99% delle persone normali”; risolvendolo tutti in circa 3 picosecondi, la nostra autostima riceve la sua “dose di doping” capace di trasformarci in tuttologi da tastiera: potenza dell’effetto placebo! sarebbe interessante verificare quanti riuscirebbero a passare la prova invalsi di terza media

April_28__2017_at_1115PM

Oggi ho giocato la seconda missione di UNLOCK! (Alice Carroll, Thomas Cauët, Cyril Demaegd, 2017). Purtroppo ha confermato la mia prima impressione: carino ma non entusiasmante. Dal punto di vista commerciale è sicuramente una trovata azzeccata poiché, con circa una decina di euro, ti porti a casa un’ora di gioco on-shot: ogni mazzo/missione è come se fosse un gioco differente. In questo caso, anche se la rigiocabilità è nulla,  l’assenza di “effetti legacy” potrebbe rendere UNLOCK! un titolo adatto per le associazioni ludiche (oppure per il mercato dell’usato).

Non è semplice commentare un titolo del genere, mi limiterò a condividere alcune impressioni di gioco (assolutamente personali).

Mi è sembrato di giocare un mash-up di Consulting Detective e TIME Stories, app-based e condensato in un unico mazzo (che contiene enigmi, indizi e carte trama). Al posto dei numeri dei paragrafi da leggere di Consulting Detective (in stile LibroGame), qui troviamo i numeri (e le lettere) sul retro delle carte: risolvere gli enigmi permette di ottenere un numero che identifica la carta da girare.

Le illustrazioni delle carte sono funzionali e molto “evocative” (alla TIME Stories) e possono fornire indizi diretti (legati a particolari dell’immagine) oppure indiretti (enigmi, testo, ecc). Il testo da leggere non è molto e quindi condividere le informazioni è meno “faticoso” rispetto ad avventure, in prevalenza, testuali.

L’applicazione permette di gestire il countdown del tempo a disposizione, i suggerimenti, la musica di sottofondo e la verifica dei codici numerici (a quattro cifre) di apertura dei lucchetti, delle porte, delle cassaforti, ecc.  Tutto molto bello e funzionale. Personalmente, tuttavia, trovo più coinvolgente la scelta “analogica” di Escape The Room.

Alcune combinazioni sono veramente per geni: il 95% fallisce nel capire che la televisione (23) non deve essere utilizzata con la ruota del criceto munita di dinamo (14), bensì  deve essere usata con la corrente elettrica (15) perché possa funzionare e farci vedere il videomessaggio (38)… 

Fin qui, tutto nella norma. Ciò che mi ha più infastidito, lasciando un retrogusto amaro all’esperienza di gioco, è l’essere stato obbligato ad “uscire dalla narrazione” per la risoluzione dell’enigma finale: personalmente lo reputo non accettabile. Tutto dovrebbe rimanere nel mazzo avventura (e nell’app) e il gioco non dovrebbe costringere ad utilizzare materiali “non ambientati”.

Concludo con un’esperienza personale (attenzione SPOILER).  Sono andato a giocare da un amico il “caso due”, quello della salsiccia, e mi sono portato, per risparmiare spazio, solo il mazzo corrispondente. Dopo un ora di gioco ci siamo trovati nell’impossibilità di finire il gioco: per rimediare ho dovuto cercare in internet l’informazione necessaria. Penoso.

UNLOCK_gdt

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