played4you

[played4you] Artifacts, Inc.

Quest’anno a PLAY2016 non ho trovato grandi capolavori; ho provato giusto un paio di giochi, forse attratto più da una mezz’ora di relax che dal desiderio di vedere l’ennesimo titolo che poco aggiunge all’evoluzione ludica. Mi alzo dal tavolo di Grand Austria Hotel con la sensazione di aver assaggiato uno strudel surgelato, e mi risiedo nel tavolo accanto, attratto da un giochino non troppo vistoso. C’è già un altro giocatore in attesa, purtroppo manca il terzo. Fortunatamente in quel momento passa TheSheriff: lo aggancio al volo e iniziamo a giocare.

Artifacts,Inc (2015, Ryan Laukat) è un gioco di carte che ci fa tornare nel 1929: i musei sono affamati di manufatti misteriosi ed esotici;  intrepidi avventurieri girano per il globo esplorando giungle, deserti, montagne oppure le profondità oceaniche; collezionisti privati cercano di accaparrarsi i reperti migliori.

« Dottor Jones, abbiamo sentito parlare molto di lei: professore di archeologia, esperto di occultismo, e, come dite voialtri? Ricercatore di antichità rare. »

Quello che ci muove non è esclusivamente l’amore per l’arte: la nostra società ha bisogno di denaro per poter crescere; il denaro, tuttavia, non è che una risorsa come le altre: è un mezzo per aumentare la nostra reputazione e il nostro prestigio.

Il motore di gioco sfrutta meccaniche semplici e lineari, basate sull’attivazione di azioni (a soglia variabile) tramite il piazzamento di dadi sulle carte corrispondenti; alcune azioni/carte sono personali, altre sono comuni a tutti i giocatori. 13113919_612433108914228_380712023_n(1)Tutti i giocatori incominciano con quattro carte: una carta avventurieri (che fornisce tre dadi), una sede centrale e due carte spedizione (una nel canyon, l’altra nel deserto). Nella zona comune troviamo invece le carte museo, le carte dei tesori sommersi, i collezionisti privati, i turisti che cercano delle guide, i nuovi avventurieri da assumere (che forniscono dadi aggiuntivi) e le carte per sviluppare la nostra società.

Il turno di gioco non presenta particolari novità. Lancio il numero di dadi/avventurieri indicato dalle carte in mio possesso e decido come usarli; ogni dado mi permette di compiere una delle azioni base: effettuare un’esplorazione subacquea, produrre artefatti (tramite le spedizioni), vendere artefatti (ai musei oppure ai collezionisti privati) guadagnando monete, acquistare “qualcosa” spendendo monete. Il gioco termina alla fine del turno in cui un giocatore arriva a 20 punti prestigio.

Semplificando, possiamo così riassumere le dinamiche principali: tramite i dadi (avventurieri) le spedizioni permettono di produrre risorse (artefatti) che possono essere trasformate (vendita) in un mix di monete e punti prestigio; le monete servono per acquisire nuove carte che forniscono punti prestigio e migliorano la “produttività” delle  carte  già in nostro possesso.

Non mi dilungo nella descrizione di altri dettagli e mi limito ad evidenziare due aspetti che ho trovato interessanti (nell’economia del gioco). 13151376_556550797861293_1524739860_n(1)Il primo è la possibilità di acquistare lo “sviluppo” delle carte in gioco: ogni carta ha una versione “potenziata” che può essere attivata acquistando nuovamente la carta (semplicemente si gira la carta dall’altro lato). Il secondo è che molte carte “interagiscono” con le carte già in gioco in base alla loro posizione nell’area di sviluppo: i giocatori possono piazzare le carte su due righe; questo aspetto rende importante anche la sequenza in cui vengono acquistate e posizionate le carte.

Il gioco mi è piaciuto: è semplice ma non banale; i materiali sono curati e le dimensioni ridotte, il tempo di gioco è accettabile. Forse giocato in quattro giocatori il downtime aumenta sensibilmente, tuttavia è disponibile una variante ufficiale che permette di giocare in round, ovvero con ogni giocatore che, al proprio turno, compie un’unica azione (in questo caso serve un set aggiuntivo di sette dadi per ogni giocatore); l’ho provata e posso assicurare che l’esperienza di gioco è differente, anche se ugualmente interessante.

Se qualche amico vi propone una partita, non fatevi pregare troppo prima di accettare.

Una nota a margine: l’autore è lo stesso di Above and Below.

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