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[essen] Essen, senza giri di parole

Senza giri di parole: bella ma si vive bene anche senza andarci.

Con qualche giro di parole in più, proverò a raccontare brevemente la mia ultima trasferta all’Internationale spieltage SPIEL ’16 (sempre “Essen”, per gli amici): è stata la terza negli ultimi quattro anni. Poiché non amo eccessivamente la folla, ho optato per prendere due giorni di ferie in modo da andare in fiera il giovedì e il venerdì. Perché soltanto due giorni? perché sapevo che mi sarebbero bastati, e per non togliere troppo tempo alla mia famiglia.

Anche in questa occasione, come per Modena Play, ho preventivamente abbassato le aspettative e “volato basso”. Viaggio pianificato “in solitario” per evitare qualsiasi smarronamento, perché “ci sono tre modi per fare le cose. Giuste, sbagliate e come dico io”, ma con supporto logistico dell’agente Legolas, infiltrato dall’altro lato della barricata. Utilizzerò l’approccio voyeuristico che, solitamente, non tradisce le mie aspettative; alla possibilità di provare un gioco, preferisco l’occasione di osservare altri giocare: si divertono? sono concentrati? i materiali sono interessanti? Osservando un paio di turni riesco a capire le dinamiche principali?

Parto leggero, equipaggiato con il solito zaino,  pesantemente testato sul Cammino di Santiago, e la solita puffovaligia (ripiena di cartone, per evitare schiacciamenti) “omologata” per Essen: riempita al massimo della capienza non supera i 22Kg (considerando la densità media dei giochi da tavolo che interessano a me). In aeroporto incontro altri due viandanti ludici che cercano volentieri un terzo giocatore per suddividere la spesa del Taxi; troviamo un po’ di traffico ma alle 11.00 vengo depositato davanti al padiglione 3: 20€ ben spesi. Non resta che entrare.

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Molti intraprendono il viaggio ad Essen come un viaggio iniziatico, altri intessono leggende e dipingono mitologiche avventure. Io la prendo così com’è: una bella fiera sul gioco “analogico”. Entro nel padiglione 3 e mi fermo un istante per preparami all’immersione. Anche questa volta ho fatto “i compiti a casa” e ho il mio bel foglietto con annotati un po’ di giochi che mi incuriosiscono. Tranquilli, non vi tedierò con il racconto di ogni singolo gioco che ho visto e testato, vado subito “al dunque”…e vi lascio alla fine qualche fotografia della fiera.

Partiamo dai prezzi. I post-it gialli che tappezzano gli stand dei commercianti già fanno presagire una variabilità altissima dei prezzi: possono cambiare da un’ora con l’altra, figurarsi da un giorno all’altro. Può capitarvi l’affare della vostra vita, ma anche no. Gli editori, per evitare effetti di price erosion,  preferiscono perdere qualche punto di margine lavorando con promo dedicate e puntando sulla bundling strategy. I giochi “più datati” si possono trovare a prezzi molto scontati: ad esempio ho trovato un The Manhattan Project a  15€. Il mercato dell’usato, rispetto a qualche anno fa, è in contrazione. Meno stand, abbastanza piccoli, non semplici da trovare, ecc. Se nella vostra ludoteca mancano i “classici”, se fate parte di qualche associazione ludica che vuole rimpinguare la propria ludoteca, oppure se cercate dei titoli mirati oppure siete degli speculatori del GdT che poi inondano mercatini e forum, qualche buon acquisto riuscite a farlo. Tra le altre cose, con circa 30€ di spese aggiuntive, potete anche spedirvi a casa mezzo metro cubo di giochi.

Ah, dimenticavo. Ho scoperto che per ogni bottiglia da 1/2 litro che riportate al bar interno vi rimborsano 0,50€.

I giochi nuovi non mi hanno entusiasmato. Mi correggo: in base ai miei “gusti ludici” non ho trovato nulla di particolarmente innovativo e appetibile che dovesse essere assolutamente acquistato in fiera. Quest’anno mi sono dedicato alla ricerca di espansioni (più o meno “mini”) per giochi che ho già. La fiera è cresciuta ma, camminando tra i padiglioni, l’impressione è che lo spazio in più sia stato dedicato al Crowdfunding; ho intravisto ottimi prototipi, forse anche progetti interessanti, ma con 15 ore a disposizione ho preferito dedicarmi ai giochi “esistenti”. Interessante la presenza, in continua crescita, di autori ed editori asiatici tuttavia anche gli editori italiani si difendono bene, dimostrando una professionalità sempre maggiore nell’approcciare direttamente questo particolare mercato estero.

Rispetto alle precedenti edizioni, ho dedicato particolare attenzione anche alle proposte per bambini (fascia 2-6 anni), sempre trascurate per mancanza di “materia prima”; girovagando tra Haba e Ravensburger ho anche trovato alcuni titoli interessanti. Penso che il prossimo anno avrò un piccolo accompagnatore.

Fuori dagli orari della fiera ho avuto modo di incontrare alcuni appassionati e operatori del settore e di discutere e condividere, in un clima rilassato e conviviale, di nuovi progetti, tendenze di mercato, aneddoti e luoghi comuni. Mi ha anche fatto piacere rivedere alcuni amici di lunga data.

Purtroppo quindici ore passano velocemente. Alle 16.00 di venerdì ho appuntamento con il Los all’ingresso del padiglione 1:  ci dividiamo un taxi per l’aeroporto. Fortunatamente il volo è in ritardo, di un’ora, e c’è tempo per una partita di prova a Hero Realms. Del resto ho già raccontato qualche giorno fa.

Che sia Essen o Play o Lucca (anzi no, Lucca fa cagare) il bello delle fiere  di “questo mondo” è il ritorno: puoi anche andarci da solo ma sai già che, per qualsiasi scatola porterai a casa, ci sarà un tavolo da apparecchiare e sodali ludici con i quali mettersi in gioco.

Buon gioco.


Qualche foto. Se le saltate, non mi offendo.

Sia Uwe che la sua Festa per Odino sembra  si siano sterminati tutti i cinghiali di Agricola: quando Cranio Creations localizzerà il baule, ci sarà da puntellare la libreria.

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Io non amo particolarmente Celestia, ma il tavolo da gioco è veramente notevole.

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Sempre nel padiglione 3, come ho già raccontato, mi imbatto in Bruno Cathala: gentilissimo e simpatico.

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Il gioco sugli spaghetti inventato da un Polacco mi fa un po’ paura: mi torna in mente il pranzo di capodanno del 1999, preparato dalla babushka che mi ospitava a Varsavia.

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La nuova edizione di Kingsburg non a tutti piacerà. Io comunque mi tengo stretta la prima.

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Terraformars, uno dei tanti KS pronti per farsi ammirare.

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Geni del marketing… manca la Fanta-scatti.

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Spero che prima o poi il gioco arrivi anche a me… maledetto KS.

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Blood Rage e un po’ di sana viulenza. Prima o poi dovrò riparlare di questo gioco.

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HOP! da approfondire.

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La puffovaligia pronta per l’imbarco: 22Kg di giochi e amore.

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